Ah gia’, ci siamo anche quest’anno. Com’e’ tradizione in UK, ogni buon ambiente di lavoro che si rispetti deve organizzarsi per l’uscita natalizia tra colleghi. E cosi’ anche noi siamo finiti quest’anno in un hotel a 4 stelle, lungo il fiume, niente male devo dire. Appena arrivata, last-minute come da mia buona abitudine, arrivo nel bar dell’hotel e la vista di questa massa di gente ben vestita con bicchiere alla mano mi investe. Mi sembra di non conoscere nessuno. Ah no, riconosco Joanna, e poi per fortuna qualche collega della mia divisione. E con loro commento proprio questa cosa: lavoriamo nello stesso dipartimento ma siamo divisi fra tre sedi diverse e raramente ci incrociamo, per cui molti di questi visi ci sono assolutamente sconosciuti. Si prospetta una bella serata.
Ci sediamo. Per fortuna capito vicino ad una studentessa di dottorato indonesiana, una delle prime persone che ho conosciuto quando sono arrivata in questa citta’ poco piu’ di 1 anno fa. E’ simpatica e mi racconta del suo nuovo ragazzo tedesco che fa un dottorato in Svizzera. E’ il secondo moroso che incontra ad una conferenza. Sembra che li incontri tutti lei questi spasimanti alle conferenze...
In ritardo piu’ di me arriva la mia collega cinese, che si siede alla mia sinistra. Perfetto: a destra l’Indonesia, a sinistra la Cina. Ecco, penso: sto in mezzo all’Asia. Sono a posto in termini di crescita del mio benessere per il resto della serata. Poi mi volto e guardo questo nugolo di studenti di PhD asiatici (cinesi e quant’altro) arrivare come uno stormo di angeli sorridenti a farsi fotografare tutti insieme. E di nuovo rifletto su come sia semplice capire dove stia andando l’economia globale. Non abbiamo uno studente di dottorato africano, abbiamo pochissimi britannici (almeno cosi’ spero il numero non sia proprio zero ma non ci giurerei), ma abbiamo una marea di cinesi e asiatici.
Assegnato a ciascun posto a sedere c’e’ un cappello di cartone colorato scintillante, courtesy dell’hotel. A ciascuno capita un cappello diverso: mi piace quello della ragazza orientale seduta al mio angolo opposto: e’ da pirata. Mi scatena dei ricordi d’infanzia mai del tutto sopiti (vedi il mio primo post). La maggior parte ha delle coroncine, ma a me capita il classico cono da strega. Lo fisso con l’elastico sulla mia massa di capelli, ed esclamo ad alta voce: ‘I look like a bitch’. La Cinese mi guarda e mi corregge: ‘Like a witch!’. Sconvolta la guardo e scoppio a ridere: ‘Yes, sorry, I meant to say witch, not bitch. You are foreigner like me so we understand each other’. Lei annuisce e ride con me. Cominciamo bene. E non ho nemmno ancora toccato gli alcolici.
Iniziano a servirci cibo. E vino. Come antipasto io avevo ordinato pate’. Mi portano questo piatto con una bella fetta di pate’ e due microscopiche fettine di pane tostato. Non esagero sulla microscopia. Le finisco immediatamente. E a quel punto guardo e riguardo la meta’ del pate’ rimasta nel mio piatto annegare nella salsina agrodolce. Che ci faccio con questo? L’ho gia’ pagato in anticipo, non lo posso lasciare, ma non lo posso nemmeno mangiare da solo. Il pate’ senza pane non e’ esattamente di mio gusto. Allora chiedo al cameriere altro pane. Questo sembra un attimo smarrito: quale pane? E’ vero, non c’e’ pane sul tavolo in the first place. Gli Inglesi non lo usano come coperto come noi Italiani. Per loro il pane e’ un companatico. Devi chiederglielo extra. Ma alla fine il cameriere riemerge dopo qualche minuto con un piattino con almeno 5 altre fettine di pane tostato. Faccio festa! Mangio l’ultima persino senza pate’, ormai finito. I miei colleghi Inglesi mi guardano un po’ sconvolti. Ma la cosa non mi tange minimamente. Ho sviluppato le mie difese naturali in tanti anni all’estero.
Poi arriva questa fennel and parsnip soup. Ma sa troppo di pastinaca e per niente di finocchio. Quindi il tacchino, con la salsina di cranberry (ancora non riesco a trovarci il perche’ dell’abbinamento tra questi due gusti, ma cerco di inglesizzarmi e schiaffo la salsina nel mio piatto e cerco di mostrare segni di gradimento).
Nel frattempo osservo la coppia di Inglesi seduti alla destra del mio collega e questi due passano tutto il tempo a farsi le fusa, a scambiarsi sguardi languidi e a parlare solo fra di loro, senza rivolgere una sola parola a chi vicino o di fronte a loro. Lui tiene un braccio constantemente attorno alle spalle della fidanzata, dio solo sa come faccia a mangiare. Lei ogni tanto mi osserva e io le sorrido. Credo che mi trovi buffa. Lo so, ho questa dote di far ridere senza volerlo. Pero’ penso che se decidi di andare come coppia ad una cena natalizia il minimo che puoi fare e’ cercare di scambiare due chiacchiere con qualcuno. Te ne resti invece a casa tua sul divano se proprio hai voglia di effusioni, no? Se non altro perche’ metti in evidente imbarazzo chi ti attornia, che non sa dove volgere lo sguardo, ne’ con chi parlare. Allora cerco di distrarre il mio collega, evidentemente in difficolta'. Poi mi alzo a salutare un po’ di gente, e scattare qualche fotografia. Tutti amano fotografare il capo. E’ un modo per sperare di incastrarlo e farsi dare la promozione. Soprattutto quando io, una collega polacca e il capo appunto ci lanciamo on the dance floor. Come un falco arriva Joanna a fare la fotoreporter e non so quante foto scatta al capo e poi a me mentre faccio le mie mosse da cubista fallita. Temo gia’ le email che circoleranno domani.
Ritorno al tavolo. E scopro con delusione che i 4 gatti che sono i colleghi della mia divisione si sono messi a parlare animatamente di lavoro. Che tristezza, anche stasera! Devo unirmi alla discussione purtroppo, non posso rimanere completamente tagliata fuori. Si parla di un seminario interno dato oggi da un mio collega non presente alla festa. E’ brutto parlare degli assenti vorrei fare presente (giuro, questo ‘pun’ mi e’ uscito spontaneo, non era premeditato). Ma tant’e’. Continuano per un bel po’. Questo svela un po’ il carattere di certi personaggi che non trovano niente da dirsi quando costretti a passare del tempo assieme fuori dall’ambiente lavorativo. Possibile che le nostre vite siano confinate al lavoro? Possibile che non abbiamo niente di altrettanto rilevante da raccontarci che non sia parlare del tempo atmosferico, di cosa abbiamo fatto nel weekend precedente e di cosa faremo quello successivo?
Scuoto la testa con disapprovazione. Provo ad immaginarmi se una cena natalizia italiana sarebbe la stessa cosa. Forse no, noi Italiani avremmo quanto meno passato una buona porzione di tempo a commentare il cibo servitoci. E poi avremmo parlato di politica. Forse. Dipende dall’omogeneita’ delle affiliazioni. In genere tra Italiani all’estero non e’ difficile essere omogeneii in questo. Ma i Britannici non li sento parlare mai di politica. E questo e’ sintomatico. Sara’ perche’ non hanno di che lamentarsi come noi Italiani. Oppure c'e' piu’ indifferenza, meno passione politica, meno partecipazione elettorale.
Arriva il dolce. Fortuna ho fatto la scelta giusta: il mio e’ una specie di panna cotta coi frutti di bosco. La bionda della coppia-sempre-incollata ha preso la torta al cioccolato ma ne mangia solo meta’. La guardo e le chiedo perche’ non la finisce. Mi risponde che e’ troppo calorica. Mi offre di assaggiarla. Io non rifiuto mai queste offerte. Affondo la forchetta in questa mousse densissima di cioccolato, e devo accordarle la ragione: one bite is enough.
Terminiamo il pasto con le mince pies e il caffe’ con panna liquida. Questa e’ una cosa che in Italia non ci sognamo di servire fresca. Noi usiamo la panna preconfezionata in monodose. Qui ti portanno una caraffa piena di panna liquida in cui io mi ci strafogherei volentieri. Perche’ in realta’ e’ un latte pannoso, piu’ grasso e quindi saporito del latte normale, ma non cosi’ denso come la panna liquida.
Ritorno alle danze. Per animare un po’ con brio prendo un tipo inglese che non so minimanente chi sia e gli dico di guidare il treno. Mi aggrappo alle sue spalle e man mano giriamo avvinghio altra gente per comporre i vagoni. Dopo 30 secondi mi giro e vedo con soddisfazione che il treno e’ gia’ abbastanza lungo. Ma la mia locomotiva e’ un po’ impedita, si mette a girare in cerchio senza fantasia, mentre gli dico di girare attorno al tavolo di quelle quattro signore simpatiche con aria da gossips. Ma lui gira al largo e cambiata la musica il treno si scioglie.
Le persone cominciano ad andare via. Il DJ e’ pagato fino all’una ma io sono un po’ cotta e per di piu’ ho offerto ospitalita’ alla collega cinese che vive a Londra e fa commuting, e lei domani mattina deve far fare un test ai suoi studenti, per cui mi sento in dovere di lasciare la festa verso mezzanotte.
Usciamo nell’aria fredda badando bene a dove mettere i piedi perche’ e’ una serata serena da zero gradi, e le pozzanghere stanno ghiacciando rapidamente. Camminiamo lungo il fiume, abito a meno di 10 minuti dall’hotel. Guardo i ponti illuminati di vari colori, che sono un landmark ben riconoscibile da tutto il Regno Unito. E’ proprio una vista spettacolare. Decisamente una bella citta'.
Sento che mi sto lentamente innamorando di questo posto.
Wednesday, December 12, 2007
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